Una lunga trincea ha consentito di delimitare l’area dell’edificio. Ora le analisi al carbonio per la datazione. E il 14 sarà open day
di Elisa Michellut
AQUILEIA. La città romana regala altre eccezionali scoperte archeologiche. Gli scavi in corso nell’area demaniale di palazzo Brunner (in corrispondenza del settore sud-occidentale dell’edificio, mai oggetto prima di sondaggi di scavo) hanno portato alla luce alcune murature dell’anfiteatro romano, che secondo gli archeologi ricorda, per quanto concerne la forma, l’Arena di Verona. Un ulteriore passo avanti, che consente di aggiungere preziose informazioni in merito ai monumenti pubblici della città, di cui si conosce ancora poco.
La campagna di scavo nell’area dell’anfiteatro romano, la seconda, è stata condotta da un’équipe dell’Università di Verona (Dipartimento culture e civiltà), sotto la direzione di Patrizia Basso. Il gruppo di lavoro è formato da studenti della laurea magistrale in Quaternario Preistoria e Archeologia delle Università di Ferrara, Verona, Trento e Modena, e da dottorandi e dottori di ricerca dell’Università di Verona con il supporto logistico della ditta Sap.
Si tratta di un intervento su concessione di scavo ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
«Gli scavi condotti nel settore orientale dell’edificio, già a partire dal 1700 fino agli anni ’40 del Novecento – argomenta Patrizia Basso – avevano permesso di conoscere le dimensioni complessive dell’edificio e l’ubicazione nell’ambito della città romana e di avere indicazioni generali sulla sua planimetria. Restavano da chiarire molti aspetti architettonico-strutturali e l’inquadramento cronologico. Dopo la metà del Novecento non erano stati avviati scavi su questa costruzione così importante e monumentale della città».
Grazie all’apertura di una lunga trincea di scavo, gli archeologici stanno verificando l’intera sezione dell’edificio, a partire dall’esterno fino all’arena, ossia lo spazio all’interno del quale si svolgevano i combattimenti tra gladiatori. «Fino ad ora – aggiunge Basso – sono stati messi in luce tratti di murature ben conservate in alzato (anche per 1 metro e 60 centimetri in altezza) pertinenti a uno dei muri ellittici e a 6 dei muri radiali che sostenevano le gradinate per il pubblico.
Dai dati desunti (ma gli scavi continueranno fino al 18 settembre) si è potuto capire, e qui sta la novità scientifica rispetto a quanto fino ad oggi ipotizzato, che l’edificio era interamente costruito su un sistema di murature autoportanti e non in parte su terrapieno e con arena scavata nel terreno, come si pensava». Questo dato ribadisce l’assoluta monumentalità dell’edificio e la complessità della sua costruzione, che dovette richiedere un importante quantitativo di materiale lapideo e maestranze qualificate.
Rispetto a quanto emerso con la campagna 2015 e in base a tutte le conoscenze pregresse, almeno parte delle murature si conservano molto bene nella loro monumentalità, nonostante l’area sia stata anche oggetto di pesanti spoliazioni nel corso dei secoli. «Nei prossimi giorni – fa notare ancora l’archeologa – cercheremo altri dati per definire la datazione del monumento e capire la planimetria.
Alla fine della campagna di indagine inizieranno le analisi al carbonio 14, paleobotaniche e archeometriche, per acquisire ulteriori dati sulla storia dell’edificio nel corso dei secoli». Il 14 settembre, alle 16, sarà possibile visitare il cantiere di scavo nell’ambito di una serie di iniziative promosse dalla Soprintendenza, dalla Fondazione Aquileia e dall’Associazione Nazionale per Aquileia. Patrizia Basso anticipa che durante l’open day, per il quale erano già stati presi accordi l’anno scorso con l’amministrazione comunale aquileiese, che segue con particolare interesse i lavori, saranno forniti ulteriori dati sui risultati di scavo, anche sulla base di quanto emergerà nei prossimi giorni di lavoro.
10 settembre 2016
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